1 – Commemorazione dell’ingresso del Signore in Gerusalemme

All’ora stabilita, al suono delle campane, i fedeli si radunano fuori della chiesa verso la quale si dovrà dirigere la processione. Tutti portano in mano rami di ulivo (precedentemente distribuiti nel campino dell’oratorio).

Il celebrante e i ministri (con il diacono) preceduti dal turiferario, crocifero e ceroferari, con le vesti di colore rosso, si recano al luogo dove è radunato il popolo, possibilmente ben in vista e già predisposto di microfono e altoparlante (Bettoni).

Quindi il sacerdote spiega il perchè del lancio dei palloncini da parte dei bambini.

Il sacerdote saluta il popolo con la formula: “La grazia del Signore … “.

Poi rivolge una breve esortazione per illustrare il significato del rito e per invitare i fedeli a una partecipazione attiva e consapevole: “Fratelli (e sorelle) carissimi, questa assemblea liturgica è preludio alla Pasqua del Signore…”, oppure con parole simili; ad esempio:

Sorelle e fratelli, buona giornata a tutti! Questa infatti per noi è una giornata buona perché iniziamo la celebrazione eucaristica in modo caratteristico e solenne. Faremo una processione per accompagnare il nostro Signore Gesù verso la sua passione gloriosa, professando la nostra fede in lui, re e salvatore. I rami che portiamo, imitando in questo la folla dei discepo!i, esprimano la freschezza e la bellezza della nostra accoglienza. Ma non dimentichiamo che Gesù rifiuta i facili applausi ritualistici e vuole da ciascuno di noi quella fedeltà interiore che abbiamo riscoperto nel cammino quaresimale.

Dopo l’esortazione il sacerdote, a mani giunte, invita alla preghiera; e dopo un giusto momento di silenzio dice, a voce alta, una delle due orazioni riportate dal MR 115, n. 7; nella prima di esse traccia un segno di croce sui rami, alla domanda “benedici …”. Un ministrante terrà aperto davanti a lui il messale. Quindi, senza dire nulla, asperge i rami con l’acqua benedetta che il ministrante gli porge. I fedeli possono essere invitati ad alzare i loro rami con gesto semplice verso il sacerdote benedicente.

Lettura del Vangelo

Si tiene quindi la proclamazione del vangelo dell’ingresso del Signore. La lettura può essere fatta dal diacono o dal sacerdote, secondo il solito modo: all’ambone, se c’è, oppure stando a un leggio, ma in un modo visibile e udibile da tutti.

La proclamazione, fatta secondo il testo di uno dei quattro evangelisti, come indicato nel lezionario domenicale e festivo, può essere preceduta da una breve monizione proposta dal commentatore o dallo stesso sacerdote. Può essere usato l’incenso, nel qual caso il sacerdote pone qualche grano sulla brace e incensa l’evangeliario.

Per la monizione iniziale si possono utilizzare questi testi a modo di esempio:

Anno A (Mt 21,1-11)

L’ingresso di Gesù in Gerusalemme apre l’ultimo capitolo della vita del Signore, visto come compimento delle promesse profetiche e delle attese messianiche, legate non ai successi momentanei della dinastia davidica, ma alla figura del servo fedele di Dio.

Anno B (Mc 11,1-10)

La festa che la folla riserva a Gesù contrasta con la semplicità della cavalcatura che egli sceglie per sé: un asinello coperto di mantelli che sarà subito restituito al suo padrone. II Signore non si affida alle apparenze del prestigio sociale, ma indica la sua opzione per l’austerità temperata dall’amore.

Anno C (Lc 19,28-40)

La processione

Il celebrante dà quindi avvio alla processione con l’esortazione: “Imitiamo, fratelli carissimi, le folle di Gerusalemme…”, oppure con un testo simile, come ad esempio:

Avviciniamoci ora, insieme, accompagnando il Signore verso la sua croce. Partecipiamo con ordine e con il canto alla pubblica professione di fede nel nostro re e salvatore. I rami d’ulivo esprimano la fioritura della nostra speranza riposta unicamente in Cristo.

Si avvia la testa del corteo:

– precede il turiferario con turibolo fumigante, accompagnato eventualmente dal portatore della navicella;
– segue il crocifero con croce astile ornata a festa con rami di ulivo; ai suoi lati due ministranti con le candele accese;
– i cantori procedono in formazione più compatta, per voci;
– vengono poi il sacerdote e i ministri che lo accompagnano;
– dietro, seguono i fedeli con in mano i rami benedetti.

Durante la processione il coro e il popolo eseguono il canto “Osanna al Figlio di David”.

Il sacerdote, giunto all’altare, fa la debita riverenza, lo bacia ed eventualmente lo incensa, mentre continua il canto e si chiudono le porte. Si reca poi alla sede, dove, tralasciando i riti di introduzione, chiude la processione con l’orazione o colletta della messa: “Dio onnipotente ed eterno…”, cui tutta l’assemblea risponde con l’Amen.

Nel frattempo i ministranti avranno sistemato con ordine i vari strumenti: la croce processionale si colloca al lato sinistro dell’altare, rispetto al celebrante, rivolta al popolo; i due ceri si pongono ai lati dell’altare.

La messa prosegue come al solito con la liturgia della Parola. Si faccia attenzione a indicare per tutti i fedeli un modo composto e corretto di tenere i rami senza che questi arrechino disturbo durante i riti successivi.
2 – Messa

Liturgia della Parola

Prima lettura (Is 50,4-7)

La figura del “servo del Signore”, qui tratteggiata dal profeta, è quella di uno che si sottopone a dure prove perché si lascia guidare da Dio e gli rimane fedele. Cib si è compiuto pienamente nel caso di Gesù che ha affrontato la morte fiducioso nell’assistenza del Padre.

Il salmo 21, caratteristico per questa domenica, si può cantare con uno dei vari moduli e con il ritornello: “Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?”

Seconda lettura (Fil 2,6-11)

L’apostolo Paolo illustra il senso dell’umiliazione ed esaltazione del Signore, riportando il testo di un inno della comunità primitiva. Gesù non è vittima di un destino sfortunato e crudele, ma sceglie di obbedire fino al limite estremo della morte, per realizzare la fedeltà suprema d’amore che ci salva dalle nostre infedeltà.

Per l’acclamazione al vangelo in questa domenica si usa “Gloria e lode a te, o Cristo” (dal lezionario).

Lettura della passione del Signore

Alla lettura della passione non si premette né il saluto, né il segno della croce sul libro, né l’incenso.

Non si usano le candele.

Presi i libri della passione (se non sono già disposti all’ambone), i lettori si inchinano, vanno all’ambone e si rivolgono all’assemblea. Se il sacerdote è fra loro, starà nel mezzo. Può essere più opportuno disporre più punti di lettura. Oltre all’ambone, che sarà riservato eventualmente al sacerdote (se non rimane alla sede), per gli altri lettori si prepari un leggio e un microfono a giusta altezza.

Finito il canto al vangelo, il lettore-cronista inizia senz’altro ad alta voce: “Passione di nostro Signore Gesù Cristo…”.

Prima, si può suggerire una breve monizione, avvertendo delle pause eventualmente programmate per il silenzio, per i canti e per quella in cui, con la genuflessione e il silenzio, si rende omaggio alla morte di Cristo:

Anno A (Mt 26,14-27,66)

Accogliamo con attenzione massima la narrazione della passione, che costituisce anche il cuore dell’annuncio cristiano. Gesù, condotto fino al limite della sofferenza ingiusta e mortale, è il Cristo Signore che i credenti adorano, il padrone delle proprie scelte, il rivelatore della potenza divina, che non vuole cavarsela con un salvataggio spettacolare, ma accetta l’umiliazione per mostrare che Dio è fedele alle sue promesse, anche estreme.

Anno B (Mc 14,1-15,47)

Il racconto di Marco è probabilmente il più antico dei vangeli, dopo le formule di annuncio riportate nelle lettere di Paolo. Qui, il messaggio accentua le caratteristiche di Gesù come servo di Dio che affronta da solo l’ostilità e la morte ingiusta, spirando con un grido di preghiera e di abbandono in Dio. Subito dopo, però, il centurione pagano dichiarerà la propria fede riconoscendo nel crocifisso il Figlio di Dio: sarà il primo dei nuovi credenti, nati dal sacrificio cruento di Cristo.

Liturgia eucaristica

Si dice poi la professione di fede, il Credo, e la preghiera dei fedeli della domenica di passione.

Si può fare opportunamente la processione di presentazione dei doni all’altare. La raccolta delle offerte viene effettuata da persone già designate.

Il prefazio proprio di questo giorno (MR 123) è di ottima fattura e di vera ricchezza teologica: “Egli, che era senza peccato, accettò la passione per noi peccatori e, consegnandosi a un’ingiusta condanna, portò il peso dei nostri peccati”.

Nella preghiera eucaristica (a scelta I, II o III), al momento del “Mistero della fede”, si risponda con l’acclamazione: “Tu ci hai redento, Signore, con la tua croce…”.

Finita la distribuzione della comunione, sacerdote e fedeli siedono in silenzio per un tempo di preghiera abbastanza intenso, data la celebrazione in atto.

Dopo l’orazione finale, negli avvisi si dia largo spazio all’esortazione per la partecipazione di tutti ai riti della settimana santa, soprattutto a quelli del triduo pasquale e della veglia.

Si può usare la benedizione solenne “Nella passione del Signore” (MR 432).

Si ordina quindi la processione, come all’inizio, per andare in sacrestia.